mercoledì 27 febbraio 2013

In italia 1 impresa su 10 a forte rischio di insolvenza nel 2013. solo il 6% del totale e’ veramente affidabile


L’analisi di CRIBIS D&B mette in evidenza come, a 5 anni dall’inizio della crisi, le difficoltà delle imprese italiane non siano assolutamente superate

A fine dicembre 2012 l’11,26% delle imprese italiane presentava un'alta rischiosità di generare insoluti commerciali nei confronti dei propri fornitori nei 12 mesi successivi, mentre un altro 45,89% si caratterizzava per una rischiosità media. Solo nel 6,08% dei casi si osservava una rischiosità bassa (nel 2008 invece era quasi al 10% la percentuale di imprese totalmente affidabili) e, per il restante 36,77% del totale, medio – bassa.
È quanto emerge dall’Osservatorio sulla rischiosità commerciale realizzato da CRIBIS D&B, società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information, che analizza il grado di affidabilità delle imprese italiane e la loro capacità di fronteggiare gli impegni presi nei confronti dei propri fornitori, con la conseguente probabilità di generare insoluti commerciali nei 12 mesi successivi. Nello specifico, l’analisi di CRIBIS D&B mette in evidenza come, a 5 anni dall’inizio della crisi, le difficoltà delle imprese italiane non siano assolutamente superate. Al contrario, molte imprese che a fatica erano riuscite a non soccombere durante questa durissima fase congiunturale, spesso anche facendo ricorso all’impiego diretto di capitali propri, stanno accentuando i segnali di repentino cedimento con evidenti ripercussioni anche sui propri partner commerciali. Questo fa sì che molti fornitori si trovino, quasi inaspettatamente, a dover gestire insolvenze da parte anche di clienti storici, che si erano sempre dimostrati solidi e buoni pagatori.

“I dati che abbiamo rilevato a fine 2012 confermano l’impressione generale di un contesto economico tendenzialmente più rischioso e, soprattutto, più ‘fluido’, cioè maggiormente caratterizzato da cambiamenti repentini, sia a livello di controparti (clienti e fornitori), sia a livello di andamento di mercato – illustra Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS D&B -. Basti pensare che, nel corso del 2012, 1 insoluto grave su 4 è provenuto da clienti con un’anzianità superiore ai 5 anni, quindi da clienti storici che si pensava di conoscere bene e su cui di solito le aziende sono molto esposte sia come valore della fornitura, sia come tempi di pagamento”. 

Rischiosità commerciale in costante crescita

Dall’analisi comparata degli ultimi 5 anni emerge una netta tendenza al peggioramento della rischiosità commerciale, con le imprese inserite nella fascia a massima rischiosità che sono progressivamente aumentate, passando da una quota pari all’8,99% del 2008 all’11,26% dell’ultima rilevazione. Nel medesimo periodo di osservazione, la percentuale di imprese caratterizzate da una bassa rischiosità è diminuita, passando dal 9,53% del 2008 fino al 6,08% di fine 2012. A conferma del progressivo deterioramento della situazione, ugualmente tra il 2008 e il 2012 la percentuale di imprese con una rischiosità media di generare insoluti commerciali è cresciuta di 10,94 punti percentuali e ha raggiunto il 45,89% del totale mentre si è progressivamente ridotta la quota di imprese con rischiosità medio-bassa (-9,76 punti percentuali in 5 anni).

“Le imprese stanno reagendo a questa delicata situazione nell’unico modo possibile, cioè investendo in nuove procedure di gestione del portafoglio clienti, nuove politiche commerciali per la definizione dei termini di pagamento e nuovi strumenti per acquisire tempestivamente le informazioni e per la gestione dei crediti insoluti. Interventi non a costo zero, ma che renderanno le aziende più forti – commenta Preti -. Del resto è sempre più determinante conoscere meglio le imprese con le quali si fanno affari e adottare un’efficace politica di gestione del rischio di credito commerciale che, attraverso strumenti adeguati, consenta di individuare i segnali che vengono dal mercato e dalla propria clientela. In particolare, è fondamentale gestire e monitorare efficacemente i comportamenti di pagamento dei propri clienti, che rappresentano la fotografia più affidabile dello stato di salute di un’azienda”. “Per fornire risposte concrete in questo scenario ancora caratterizzato da una grande incertezza, CRIBIS D&B investe costantemente nella qualità delle informazioni e in soluzioni, come CRIBIS.com e CRIBIS iTRADE Lab, che consentono alle imprese di semplificare le loro operazioni quotidiane e di sfruttare al meglio l’enorme patrimonio informativo che viene messo a loro disposizione” - conclude Preti.

 

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